La Spagna si gioca alla roulette la speranza di una ripresa economica

Pubblicato in The Post Internazionale

Les jeux sont faits. Dopo mesi di rilanci, strategie occulte e silenzi tattici, la compagnia Las Vegas Sands Corporation ha annunciato che il suo faraonico progetto di casinò, hotel e centri conferenza – ribattezzato Eurovegas – verrà costruito a Madrid. La candidatura della capitale spagnola ha superato quella di Barcellona e si è aggiudicata un progetto da circa 18 miliardi di euro, tanti quanti Sheldon Adelson, il magnate americano proprietario del gruppo, ha assicurato che vorrà investirne da qui al 2022.

Già da vari anni Las Vegas Sands (LVS), la più grande compagnia di casinò al mondo – solo nel secondo trimestre di quest’anno l’impresa ha fatturato 2.580 milioni di dollari (all’incirca 2,1 miliardi di euro)-, progettava di esportare il suo modello impresariale in Europa. Proprietaria dei casinò Venetian e Palazzo, nella capitale del Nevada, prima compagnia straniera ad aprire, nel 2004, un casinò a Macao, in Cina, e prima ad inaugurare un mega complesso dedicato al gioco d’azzardo a Singapore, LVS scommette ora sulle potenzialità turistiche spagnole. Secondo il progetto, LVS pianifica costruire nei prossimi undici anni 12 resorts con 3000 stanze ciascuno (nove da 5 stelle e gli altri da 4, per un totale di 36.000 stanze), sei casinò con 1.065 tavoli da gioco e 18.000 slot-machine, 9 sale per spettacoli e 7 teatri, oltre a campi da golf, ristoranti, bar e discoteche. Questa immensa succursale di Las Vegas dovrebbe essere costruita su 1000 ettari di terreno del municipio di Alcorcón, una città a 13 km a sud di Madrid.

IL BANCO VINCE SEMPRE

Le negoziazioni tra il gruppo e le amministrazioni regionali delle due città erano cominciate alla fine del 2011. La possibilità di creare 260.000 posti di lavoro – tra diretti e indotto- che LVS ha fatto balenare davanti agli occhi dei presidenti della Comunità di Madrid e della Catalogna era troppo allettante de farsi sfuggire, in un paese dove il tasso di disoccupazione ha superato il 25% e non si registrano segni evidenti di ripresa.

Adelson ha cercato di trarre vantaggio dalla seria situazione economica in cui versa la Spagna e dall’antagonismo politico tra le due città per spuntare condizioni favorevoli al suo progetto. Fin dal primo momento, le sue richieste sono state la flessibilizzazione dello Statuto dei lavoratori e delle legge sull’immigrazione; l’esenzione del pagamento durante i primi due anni dei contributi pensionistici e durante i primi dieci di tutte le tasse statali, regionali e municipali; un cambio della legge che divieta il fumo nei locali pubblici e un ammorbidimento delle norme di prevenzione del riciclaggio di denaro.

“Si cambieranno tutte le leggi che bisogna cambiare”. Così sintetizzava nel giugno scorso Esperanza Aguirre, presidente della Comunità di Madrid ed esponente dell’ala più conservatrice del PP al governo, la disponibilità politica alle richieste di Adelson. E non sembra neanche preoccupare l’ultima indagine giudiziaria per aperta contro Las Vegas Sands dal procuratore della Giunta della Supervisione del Gioco dello stato del Nevada, che si somma alle altre due a livello federale condotte dal Dipartimento di Giustizia e dalla SEC, l’organismo di controllo della borsa statunitense (simile alla Consob italiana). In particolare, l’ultima indagine cerca di fare luce su casi di corruzione di funzionari pubblici e su una rete di prostituzione nei casinò gestiti dalla Sands China, filiale del gruppo in AsiaSenza contare l’enorme attrazione che questo ingente flusso di denaro esercitarà sui gruppi mafiosi europei, italiani e russi in testa.

SHELDON ADELSON, IL MAGNATE REPUBBLICANO

Tuttavia, le accuse non sembrano costituire un intralcio alle attività di questo 79enne imprenditore, che, dall’alto della sua fortuna di 16 miliardi di euro, occupa il 14º posto della rivista Forbes degli uomini più ricchi del mondo. Figlio di un taxista lituano di origine ebraica, cresciuto in un quartiere umile della periferia di Boston, Adelson si è ritagliato un ruolo da protagonista nel classico copione del sogno americano. I biografi dipingono il suo fiuto per gli affari con toni leggendari. A 12 anni chiese un prestito per vendere giornali. A 16 iniziò ad investire in distributori automatici di bibite, che spostò dalle fabbriche con orari stabiliti alle stazioni di servizio aperte 24 ore. Dopo un’esperienza nell’esercito, iniziò a vendere pubblicità, prodotti da bagno per gli hotel, per poi passare a dirigere un’impresa di tour turistici.

Senza studi universitari ma con una tenace fiducia nei propri mezzi, intuì il successo dei computer e lanciò nel 1979 Comdex, una fiera tecnologica a Las Vegas. Dieci anni più tardi comprò uno degli hotel storici, il Sands, e costruì il maggior centro di convention privato degli USA. In pochi anni trasformò la città del peccato in un destino obbligato per uomini d’affari.

Ma la sua vera fortuna fu l’approdo nel 2004 a Macao e l’apertura del primo casinò straniero in Cina. Ora è in costruzione il quarto resort nella ex colonia portoghese, mentre i suoi affari si sono estesi in Singapore e, presto, in Spagna.

Lungo la sua carriera, quest’uomo dalla pelle pallida e i capelli rossi, costretto da una decina d’anni a muoversi su una sedia a motore a causa di una neuropatia periferica, si è costruito una fama da self-made man duro e intransigente -il suo Venetian, ad esempio, è l’unico gran hotel di Las Vegas in cui i lavoratori non possono affiliarsi ai sindacati.

Allo stesso modo, le sue posizioni politiche sono diventate cogli anni sempre più radicali e lo dimostra il suo ingresso come gran finanziatore nella attuale campagna elettorale statunitense. Infatti, dopo i 21 milioni di dollari che hanno permesso a Newt Gingrich di sopravvivere durante le primarie repubblicane, Adelson ha deciso di puntare il suo enorme potenziale economico e politico su Mitt Romney. Ha già versato decine di milioni di dollari sui conti bancari dei think tank che appoggiano la corsa del candidato mormone alla Casa Bianca. Ha lanciato attraverso la lobby Repubblican Jewish Coalition un’enorme campagna per convincere gli elettori di Florida, Ohio e Pennsylvania – gli swing states con maggior percentuale di popolazione ebrea- a cacciare Obama dallo Studio Ovale. Nel luglio scorso ha accompagnato lo stesso Romney nel suo tour in Israele – paese in cui detiene lo Ha Yom, un quotidiano dalle posizioni fortemente conservatrici-, e ha organizzato un incontro con il primo ministro Netanyahu, di cui è amico personale. E ovviamente era tra gli ospiti d’onore dell’ultima convention repubblicana di Tampa che ha investito Romney come candidato alla corsa presidenziale.

L’ALTRA PARTITA

Le strategie di Adelson, tuttavia, non sembrano convincere tutti. Barcellona, ad esempio, l’altra candidata ad ospitare Eurovegas, aveva già annunciato, un giorno prima della decisione finale di LVS, che abbandonava il tavolo. Con una mossa a sorpresa, il presidente del governo catalano Artur Mas dichiarava la stipula di un accordo con una cordata di imprenditori locali per la costruzione di un complesso alberghiero con casinò nei pressi di Tarragona, a un centinaio di kilometri dalla capitale catalana. Il progetto, che si chiamerà Barcelona World e che sarà operativo dal 2016, prevede la costruzione di 6 hotel tematici e un investimento di 4.775 milioni di euro, che, secondo calcoli ufficiali, dovrebbe generare 40.000 posti di lavoro. L’imprenditore che si farà carico della realizzazione di Barcelona World è Enrique Bañuelos, un self-made man arricchitosi con la speculazione immobiliare del decennio scorso e dal curriculum non proprio intonso.

Anche nella socità civile aumentano le voci di chi dissente dall’idea che la ripresa economica in Spagna debba passare per lo stesso meccanismo che l’ha condotta sul lastrico. Il monito – rilanciato da alcune piattaforme di rifiuto alla creazione di una Las Vegas in Spagna, come la madrilena Eurovegas No e la catalana Aturem Eurovegas – è che, oltre a ricreare una nuova bolla immobiliaria, la creazione di queste zone franche, fiscalmente opache, rappresenterebbe un precendente in tutta Europa. I controlli lassi, inoltre, comporterebbo l’aumento della prostituzione e dei traffici illeciti e il movimento di ingenti capitali di provenienza criminale, pronti per essere riciclati. Senza contare che i posti di lavoro previsti sarebbero per lo più di basso profilo e il progetto, nell’insieme, non darebbe nessun ritorno sociale, culturale o innovativo al paese. Anche Felipe Gonzalez, ex presidente del governo e voce autorevole del panorama politico spagnolo, ha criticato aspramente chi fa dipendere l’uscita dalla crisi al successo di un bordello.

La partita è appena cominciata.

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