Ada e la sfida di Barcellona

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¡Sí se puede!, ¡Sí se puede!. Il grido risuona forte nella platea dell’auditorio ‘Francesca Bonnemaison’ di Barcellona. L’atto è di quelli importanti: la presentazione della lista Barcelona en Comú alle elezioni municipali del prossimo 24 maggio. E né il luogo né la data sono casuali. 14 aprile, anniversario della Seconda Repubblica Spagnola, abbattuta nel ‘39 dal colpo di stato di Franco. Francesca Bonnemaison, invece, fu la scrittrice che creò la prima biblioteca popolare delle donne. Sul palco c’è lei, Ada Colau, e quel grido è il suo “Yes, We can”, con cui si appresta a ribaltare più di 30 anni di dominio socialista e nazionalista al Comune di Barcellona.

Ada Colau, candidata al Comune di Barcellona. © I. Rondinella

Ada Colau, candidata al Comune di Barcellona. © I. Rondinella

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Guča , el Woodstock de la música balcánica

Publicado en SEISGRADOS

 Cada agosto se celebra en el pequeño pueblo de Guča, en el centro de Serbia, el corazón de los Balcanes, el festival de trompeta más grande del mundo. © J. Giorgi

Cada agosto se celebra en el pequeño pueblo de Guča, en el centro de Serbia, el corazón de los Balcanes, el festival de trompeta más grande del mundo. © J. Giorgi

Caminando un sábado por la tarde por las calles de la mahala –como se conoce a los barrios gitanos–, en el pequeño pueblo de Vladičin Han, en el sur de Serbia, se oyen desde diferentes rincones los sonidos apagados de alguna que otra trompeta, tuba o trompa. Aquí, en este barrio humilde, en la parte más alta del pueblo, todo varón toca alguno de los instrumentos de la música folclórica. Podría decirse que Vladičin Han es la cuna de la música balcánica, y es que hasta Boban Markovic, el mejor trompetista de Serbia, es de ahí. Sigue leyendo

Belfast. L’eredità dei ‘Troubles’

Pubblicato in La Repubblica – Le inchieste

Belfast, protests in catholic Ardoyne neighborood during 12th of July Orange March. © M. Ansaloni

La voce di Séanna Walsh non ha alcun tentennamento. “Anche se lo avessi fatto, non lo direi qui, adesso, davanti a un registratore. Perché non sono mai stato inquisito per un fatto del genere”. Nessuna inflessione, nessun cambio nel suo timbro. “Sono stato arrestato per possesso di armi, per aver pianificato un attentato dinamitardo all’esercito britannico”. Neanche una scossa. “Ma non sono mai stato condannato per omicidio”.  Sigue leyendo

Mitrovica. La generazione del ponte

Pubblicato in La Repubblica – Le inchieste

Mitrovica, orthodox cemetery. © M. Ansaloni

L’Ibar è un fiume carico di storie e di legende. Nasce dalle montagne del Montenegro e, prima di arrivare in Serbia, passa per il Kosovo, dove si fa imbrattare dai canali di scolo di Mitrovica che sgorgano da entrambe le rive della città. Su quella nord, appoggiato su una balaustra di cemento del ponte principale, Todor Milovič fuma una sigaretta. Sigue leyendo

Nicosia. L’ultima capitale divisa del mondo

Pubblicato in La Repubblica – Le inchieste

Nicosia, old airport. © M. Ansaloni

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il vescovo, seguito da un diacono e da Padre Diomidis, ha appena varcato la soglia del presbiterio e, con passo solenne, si dirige verso il trono da cui celebrerà la funzione. Un odore pungente di incenso impregna l’aria della piccola chiesa gremita di San Charalambos. Maria Tsiaklis si porta le dita alla fronte, al grembo, poi sulla spalla destra e infine su quella sinistra, come impone la tradizione ortodossa. Una, due, tre volte. È in piedi, in prima fila. Una sottile linea nera incornicia gli occhi velati di tristezza. Sigue leyendo

Mostar. Vent’anni dopo

Pubblicato su La Repubblica – Le inchieste

Mostar, Stari Most. © M. Ansaloni

Un colpo. Poi un altro. Un’altro ancora. Infine, un’enorme nube di acqua che si staglia nell’azzurro del mattino del 9 novembre del 1993. Subito dopo, dalla collina Hum, che domina la città di Mostar, cadeva il silenzio. Esattamente dallo stesso punto in cui ora si alza una croce di 33 metri, l’artiglieria delle forze armate croate (HVO), guidate dal generale Slobodan Praljak, compiva la sua missione: distruggere lo Stari Most, il ponte vecchio, simbolo della città dal 1566. Quel mattino, insieme alle pietre intagliate dagli artigiani ottomani, finivano nelle acque del fiume Neretva secoli di komšiluk. Il cordiale rapporto di vicinanza tra persone di diversa tradizione e religione, che aveva caratterizzato Mostar più di altre città jugoslave, era portato via dalla corrente, verso un futuro di violenza e incomprensione mutua. Sigue leyendo

Così il successo sta uccidendo Barcellona

Pubblicato su pagina99

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I numeri sono inequivocabili. Più di 27 milioni di visitatori. 7, 5 milioni di turisti ospitati in hotel, per un totale di 16,5 milioni di pernottamenti all’anno. Primo posto in Europa e quarto nel mondo per numero di crocieristi. Sesta città al mondo nel ranking del turismo congressuale. Sono i numeri di un successo? “Senza dubbio, si tratta di un enorme successo!” risponde Gabriel Guilera, direttore di comunicazione del consorzio Turisme de Barcelona, l’ente creato dall’amministrazione comunale, dalla Camera di Commercio e dalla fondazione Barcelona Promoción per promuovere la capitale catalana. “Qualsiasi altra città vorrebbe trovarsi nella nostra situazione. Siamo diventati un punto di riferimento in quello che considero l’esclusivo club delle città mondiali”. Eppure, da qualche tempo a questa parte, qualcosa scricchiola nell’oliato meccanismo che ha permesso a Barcellona di quintuplicare in poco più di 20 anni il numero di visitatori. Sigue leyendo

“Barcellona è una città ‘urbanale'” – Intervista a Francesc Muñoz

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Francesc Muñoz è professore di Geografia Urbana all’Università Autònoma di Barcellona e Direttore del suo Osservatorio dell’Urbanizzazione. Collabora anche con l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. La sua ultima pubblicazione è “urBANALización: paisajes comunes, lugares globales” (Urbanalizzazione: paesaggi comuni, luoghi globali), che nei prossimi mesi sarà tradotto e pubblicato anche in Italia.  Sigue leyendo

Viviendo al límite

Publicado en SEISGRADOS

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En Europa hay tres ciudades partidas por la mitad, divididas por conflictos enquistados desde hace años.

¿Cómo es vivir cuando el enemigo es tu vecino?

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La segunda revolución egipcia

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Protesta delante del palacio presidencial de El Cairo, el día del Tamarod. J. Giorgi

Protesta delante del palacio presidencial de El Cairo, el día del Tamarod. J. Giorgi

Dos años y medio después de echar al dictador Hosni Mubarak, Egipto vive una nueva revolución. Solo que esta vez el clamor popular y las fuerzas armadas han derrocado al primer presidente egipcio elegido democráticamente.

El Tamarod

Rojo. Este es el color del Tamarod –revuelta en árabe– y de las centenares de miles de tarjetas que los manifestantes le sacaron al presidente Mohamed Mursi  el domingo 30 de junio, cuando se cumplía un año de la presidencia del primer mandatario egipcio elegido democráticamente. Esta fecha era también la elegida por los jóvenes activistas de la organización Tamarod para exigir su expulsión.

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