Belfast. L’eredità dei ‘Troubles’

Pubblicato in La Repubblica – Le inchieste

Belfast, protests in catholic Ardoyne neighborood during 12th of July Orange March. © M. Ansaloni

La voce di Séanna Walsh non ha alcun tentennamento. “Anche se lo avessi fatto, non lo direi qui, adesso, davanti a un registratore. Perché non sono mai stato inquisito per un fatto del genere”. Nessuna inflessione, nessun cambio nel suo timbro. “Sono stato arrestato per possesso di armi, per aver pianificato un attentato dinamitardo all’esercito britannico”. Neanche una scossa. “Ma non sono mai stato condannato per omicidio”.  Sigue leyendo

Mitrovica. La generazione del ponte

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Mitrovica, orthodox cemetery. © M. Ansaloni

L’Ibar è un fiume carico di storie e di legende. Nasce dalle montagne del Montenegro e, prima di arrivare in Serbia, passa per il Kosovo, dove si fa imbrattare dai canali di scolo di Mitrovica che sgorgano da entrambe le rive della città. Su quella nord, appoggiato su una balaustra di cemento del ponte principale, Todor Milovič fuma una sigaretta. Sigue leyendo

Nicosia. L’ultima capitale divisa del mondo

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Nicosia, old airport. © M. Ansaloni

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il vescovo, seguito da un diacono e da Padre Diomidis, ha appena varcato la soglia del presbiterio e, con passo solenne, si dirige verso il trono da cui celebrerà la funzione. Un odore pungente di incenso impregna l’aria della piccola chiesa gremita di San Charalambos. Maria Tsiaklis si porta le dita alla fronte, al grembo, poi sulla spalla destra e infine su quella sinistra, come impone la tradizione ortodossa. Una, due, tre volte. È in piedi, in prima fila. Una sottile linea nera incornicia gli occhi velati di tristezza. Sigue leyendo

Mostar. Vent’anni dopo

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Mostar, Stari Most. © M. Ansaloni

Un colpo. Poi un altro. Un’altro ancora. Infine, un’enorme nube di acqua che si staglia nell’azzurro del mattino del 9 novembre del 1993. Subito dopo, dalla collina Hum, che domina la città di Mostar, cadeva il silenzio. Esattamente dallo stesso punto in cui ora si alza una croce di 33 metri, l’artiglieria delle forze armate croate (HVO), guidate dal generale Slobodan Praljak, compiva la sua missione: distruggere lo Stari Most, il ponte vecchio, simbolo della città dal 1566. Quel mattino, insieme alle pietre intagliate dagli artigiani ottomani, finivano nelle acque del fiume Neretva secoli di komšiluk. Il cordiale rapporto di vicinanza tra persone di diversa tradizione e religione, che aveva caratterizzato Mostar più di altre città jugoslave, era portato via dalla corrente, verso un futuro di violenza e incomprensione mutua. Sigue leyendo